Una leggenda fatta di sudore e grinta

Ci manca, il nostro Capitano.

Quel ragazzo che aveva preso la squadra per mano e con due enormi polmoni e un cuore grande, l’aveva guidata per anni, correndo come un pazzo, instancabile e vivo.

Abbiamo ancora negli occhi il suo pianto gioioso, quando nel 1995 il Genoa acciuffò lo spareggio salvezza.

E rimane ancora nella mente la sua commozione a Marassi, dopo il tributo dei tifosi nel Maggio del 2001: con Luca già in carrozzina, colpito da quell’orribile morbo che prende il nome dal suo scopritore, Lou Gherig, portandolo via poco dopo nel pieno degli anni.

Ma il Capitano, fortemente voluto dal Professor Scoglio per risalire dalla serie B, per sette anni guidò la nostra squadra diventandone l’emblema, la bandiera e il baluardo di un sentimento che da oltre un secolo contraddistingue il Genoa.

Come scrive (benissimo) Paolo Carelli, “un sentimento fatto di orgoglioso vanto per la propria estrazione e il proprio passato e, allo stesso tempo, di realistica rassegnazione verso le fatiche e le fatalità del quotidiano, in una città che per natura, conformazione, storia politica e industriale è destinata a soffrire per forza. Signorini diventa custode di un senso del limite che si trasforma in prezioso strumento di consapevolezza della propria dimensione“.

Cavalcate gloriose

Negli anni ’90 Luca guida il Genoa di Bagnoli fino al quarto posto in classifica e alla storica semifinale di Anfield Road contro il Liverpool, immagini che rimarranno sempre stampate nel nostro cuore.

Ed è davvero marginale che quella squadra sia stata in grado di competere a livello internazionale, perchè Signorini aveva già conquistato il suo traguardo più grande. Essere amato e rispettato da tutti i tifosi e non solo del Genoa.

Un campione in campo e fuori, come quando si schierò apertamente dalla parte dei tifosi, che “pagano il biglietto e danno da lavorare a noi calciatori e a voi giornalisti“, durante una conferenza stampa dai toni accesi.

E soprattutto con l’amore con cui ci hai salutato, con quella frase bellissima che fa immaginare la tua sofferenza:

“Vorrei alzarmi e correre con voi, ma non posso. Vorrei urlare con voi canti di gioia, ma non posso. Vorrei che questo fosse un sogno dal quale svegliarmi felice, ma non lo è. Vorrei che la mia vita riprendesse da dove si è fermata.”

Un Uomo semplice ma eccezionale, capace di unire tutti con gentilezza e serietà.

Ciao, Signo. <3