Abbiamo tenuto testa alla Juve, al Milan, al Napoli, perdendo due partite su tre con mille rimpianti, subendo un paio di ladrate e con la consueta atavica sfiga che ci piace tirarci addosso come le mosche posarsi sul letame.

In un ambiente ostile, sempre, contro tutto e contro tutti, sempre, soprattutto contro noi stessi perché ci piace tanto essere protagonisti e pazienza se a danno del Genoa.
Abbiamo giovani che non hanno paura di niente (Radu, Romero, Kouame’); veterani tripallici che sono tornati consapevolmente all’inferno (Criscito, Veloso); navigati con esperienze toste a Benevento Palermo Verona (Sandro, Hiljemark, Rómulo), un paio in piena maturazione (Bessa, Biraschi); il capocannoniere del campionato (Piatek) che ha fame di tornare a segnare dopo 5 settimane.

Un allenatore un pò schizzato, che non sarà un fenomeno di allenatore e che in passato ci ha fatto vedere il peggio, ma che ha un coraggio da leone perchè non è scappato e non si è sotratto a un impegno proibitivo, con un calendario davanti terribile, rischiando di bruciarsi definitivamente; un presidente discutibile quanto si vuole ma con un pelo sullo stomaco alto un palmo che un giorno morirà, come tutti, ma che gli andrebbe almeno riconosciuto di non aver fatto morire il Genoa al Tribunale di Treviso.

Non si è sottratto davanti ai suoi errori mollandolo quando chiunque avrebbe mollato, e non lo ha lasciato nelle mani di pseudo finti miliardari o di avventurieri procacciatori di fantomatici fondi risultati di bottiglia più che d’investimento.

E tanti genoani semplici, forse eterni illusi, ma che non smetteranno mai di sognare e sostenere sempre e comunque.

Figurarci se ci vengono in mente quelle quattro rumente colorate e quella giacchetta fosforescente prezzolata che ci manderanno a dargli una mano.

DAGGHE ZENA… SEMPRE

(M.G.)

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