Con la penna e col cuore

Il protagonista di oggi è Diego Pistacchi, giornalista de Il Giornale Della Liguria, autore di un meraviglioso libro sul nostro Genoa in cui è tornato a raccontarci tanti episodi di calcio, legati anche alla sua fanciullezza.

Diego, grande tifoso e cuore genoano, finalmente ci ritroviamo!

Il libro di Diego Pistacchi, "Cos'ha fatto il Genoa?" - Galata Edizioni

Il libro di Diego Pistacchi, “Cos’ha fatto il Genoa?” – Galata Edizioni

Racconta di questo tuo capolavoro che farà felici i genoani non più ventenni come noi, che hanno vissuto tutti un momento storico delicato: quello del tuo libro “Cosa ha fatto il Genoa?” 
“La definizione di capolavoro la accetto volentieri solo in quanto riferita al Genoa che è l’oggetto del libro. A trattare una simile materia prima, la vera accortezza deve essere quella di non rovinarla. E’ per questo che ho deciso di fare meno danni possibili lasciando la parola a quel Genoa, cioè ai protagonisti di quegli anni, dalla promozione in A nel 1980-81, fino alla fine di quei tre campionati in massima serie conclusi purtroppo con l’immancabile, ingiusta retrocessione pilotata nel 1983-84. Il libro è proprio un concentrato di racconti, aneddoti, retroscena e anche storie forti, piccoli e grandi segreti solitamente custoditi nello spogliatoio che, 35 anni dopo, giocatori, dirigenti e allenatore di quel Genoa fanno riemergere”.

Raccontaci come nasce questa idea!

“L’editore Fabrizio Calzia, anche lui genoanissimo, mi ha proposto questo tuffo nel passato, perché convinto che quegli anni rappresentino (per la generazione dei nostri papà e di noi, che oggi siamo papà), un ricordo bellissimo e romantico. Non che fosse difficile, lo ammetto, ma ha fatto breccia nel mio cuore e ho risposto di sì prima ancora che finisse la domanda. Ma la cosa che più mi ha dato grande soddisfazione è stato il fatto che tutti i giocatori, l’allenatore Gigi Simoni, i dirigenti che ho chiamato mi hanno risposto con grande entusiasmo, ricordando con tanto piacere quegli anni. C’è stato anche chi mi ha ringraziato”.
Tu ricordavi a memoria tutti i nomi dei protagonisti di questo Genoa?
“Era più facile che andassi a scuola e beccassi un’insufficienza perché non sapevo una poesia. Le formazioni, i marcatori, le età, i minuti dei gol, chi aveva fatto il passaggio, gli insulti all’arbitro di turno… Ero più preparato dell’album della Panini”.
Gorin e Chiorri dopo un derby: immagine tratta dal libro "Cos'ha fatto il Genoa?", Galata Edizioni

Gorin e Chiorri dopo un derby: immagine tratta dal libro “Cos’ha fatto il Genoa?”, Galata Edizioni

Che aneddoti hai da raccontare su quegli anni ?

“Tantissimi, ovviamente. Ci sono gli scherzi che si facevano tra compagni di squadra, o con il massaggiatore Geo Craviotto. Tante storie che raccontano un calcio diversissimo, dall’arrivo a Genova dei neo acquisti, con Faccenda sbarcato alla stazione Brignole come un turista qualsiasi con un foglietto e il nome dell’albergo dove arrangiarsi qualche giorni. O con Vandereycken che in casa se accendeva il forno saltava la luce. Ovviamente i ricordi dei gol più significativi. Le battaglie nei derby con i giocatori talmente attaccati alla maglia che litigavano e insultavano i tifosi della Sud (beccandosi anche maxi squalifiche) come fossero ultras. Ma nel libro ci sono molti fatti inediti, mai resi noti prima, neppure dai giornali dell’epoca, come ad esempio l’agguato a colpi di pistola contro Gianni Fossati, figlio di Renzo, poco prima che passasse la mano a Spinelli”.
E qualche curiosità sulla stesura del tuo libro?
“Il giorno in cui l’editore mi chiese di scrivere il libro, iniziai a pensare a cosa fare, a chiedere a lui stesso come fosse meglio impostarlo. Lui mi rispose di raccogliere il materiale, che sarebbe poi venuto tutto spontaneo. Aveva incredibilmente ragione. E lo capivo nel momento stesso in cui, ogni volta che cercavo, rintracciavo e intervistavo un giocatore, mi sentivo più lettore che autore del libro. Cioè ero il primo a scoprire cose nuove, dettagli bellissimi. Senza contare che è difficile descrivere l’emozione che può provare chi si confronta con quelli che 35 anni anni fa erano stati i suoi idoli di bambino. Un aneddoto curioso sulla stesura del libro è poi la prima telefonata a René Vandereycken. L’ho chiamato alle 5 e mezza del pomeriggio, pensando di non disturbarlo. Lui, gentilissimo, si è detto entusiasta di rispondere alle mie domande, ma mi ha chiesto se avessi potuto richiamarlo il giorno dopo, perché sua moglie stava servendo in tavola la cena. Alle 5 e mezza”.

“Dustin” Antonelli e Jan Peters (in forza al Genoa dall’82 all’85). Immagine tratta dal libro “Cos´ha fatto il Genoa?”

Racconta, se puoi, come nasce l’idea di questo titolo così rappresentativo per tanti di noi Genoani.
“Il titolo, originariamente, doveva essere Martinaromanotestoni, scritto tutto d’un fiato, come si snocciolava la formazione. Poi, durante l’incontro fissato per farmi raccontare un po’ di cose, Gianni Fossati mi ha voluto dare un segno di grande fiducia e stima che mi ha fatto un piacere enorme. Mi ha mostrato (e ha accettato che lo riproducessi nel libro) quel foglietto con il quale suo papà, in punto di morte, comunicava con i familiari. L’ultima sua domanda, scritta perché non poteva più parlare, è stata: “Cosa ha fatto il Genoa?“. L’ho raccontato all’editore. E non abbiamo avuto dubbi: era il titolo del libro. Anche perché quella era la domanda simbolo di quegli anni. Non c’erano smartphone, tablet, pay tv. Quando non si poteva andare al campo, si cercava per strada o in passeggiata qualcuno con la radiolina, o si passava davanti a un bar, o si arrivava a casa e subito: “Cosa ha fatto il Genoa?

Il Genoa durante una tournèe a Hong Kong e Manila – foto tratta dal libro di Diego Pistacchi

Ricordi del vecchio Ferraris?
“Fantastico. La mia casa, il mio appuntamento fisso ogni due settimane. Sempre la domenica e sempre alla stessa ora (14.30 o 16 a seconda dell’ora legale). Sempre con la certezza di giocare con qualsiasi tempo perché il terreno drenava anche la grandine. Si andava al campo con ore di anticipo per prendere il posto, perché ci stavano ufficialmente 55.773 spettatori ma in realtà erano spesso molti di più e nel libro spiego anche come fosse possibile. Si mangiava lì il pranzo al sacco portato da casa e io leggevo Topolino per aspettare l’inizio. L’anno della promozione erano arrivati anche i concerti pre partita. Li ricordo benissimo ed è stato divertente scoprire di chi è stata l’idea e come si sia realizzata”.
Mi piacerebbe facessi un piccolo inciso sul Genoa attuale. Fai un punto sulla situazione come la vedi tu.
“Provo a tornare giornalista e a smettere i panni del genoano. Il Genoa è una buona squadra, appena uscita da un ciclo di ferro seguito a un inizio di campionato molto facile. Ha fatto subito i punti che doveva fare pur con qualche brutta delusione, ha poi perso partite che poteva perdere, aggiungendo anche qui qualche delusione. So di non farmi molti amici, ma personalmente concordo con l’esonero di Ballardini. Imputo invece a Preziosi due errori: quello di aver iniziato il campionato con un allenatore nel quale non aveva fiducia e quello di averlo allontanato prima del ciclo terribile. In questo modo ha fatto sì che l’ex mister conservi un’immagine di vincente, aumentando i rimpianti dei tifosi. Mi auguro che non accada perché vorrebbe dire che Juric ha fatto bene e che quindi il Genoa ha fatto bene, ma se ora si dovesse cambiare ancora, sarebbe più difficile trovare un sostituto.
Tutto è perduto?
“La corsa alla Champions? Sì, credo di sì, o almeno sarà dura. Vedo che chi ha un punto più del Genoa in effetti sta iniziando a ridimensionare gli obiettivi e parla solo di Europa League”.
Torniamo un momento a Juric, visto che ne hai parlato prima: cosa ne pensi?
“Quale Juric? Vedi, i suoi detrattori lo attaccano usando i numeri delle tre esperienze al Genoa nel complesso. Che è un po’ come sommare pere e patate.  Sarebbe come dire che Ballardini è uno dei peggiori allenatori della storia perché su dieci campionati è stato esonerato nove volte. Oggi stagione e ogni parte di stagione fa storia a sé. Lo Juric di Crotone merita solo complimenti, così come quello che ha iniziato il primo campionato al Genoa facendo sognare, battendo alla grande Juve e Milan, fermando il Napoli. Poi c’è lo Juric che ha perso la squadra nella clamorosa sconfitta con il Palermo e che è naufragato a Pescara, e che ha fatto sei punti in 12 partite l’anno scorso. Che è uno Juric diverso da quello di quest’anno, anche se i numeri sembrano uguali. Credo debba ancora maturare tanto, anche nella gestione dei rapporti. Sbaglia qualcosa, non tutto: il Genoa sta dando segnali che non si vedono dai risultati. Ivan ovviamente adesso deve fare soprattutto quelli. Ma mi sembra ingiusto anche addossargli la colpa delle mareggiate e delle due settimane di pioggia costante a Genova”
Caro Diego, ti ringrazio davvero per la disponibilità e spero di risentirti presto…non vedo l’ora di leggermi il tuo libro!
“Grazie a voi!”
E sempre ForzaGenoa!!!
Intervista di Susanna Grenzing

 

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